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Via libera al Documento di economia e finanza. Renzi: è finito il tempo delle tasse da aumentare. Le Regioni taglino le Asl e il numero delle poltrone

Per tutto il giorno è stato un susseguirsi di voci, proposte e idee, anche sui social network , su come spendere il tesoretto di 1 miliardo e 600 milioni. Poi passate le 10 di sera, il premier Matteo Renzi annuncia l’approvazione definitiva in Consiglio dei ministri del Documento di economia e finanza (Def), ma rimanda «alle prossime settimane» la decisione su come investire il bonus: «Decideremo se e come utilizzarlo sulla base delle nostre priorità», spiega, aggiungendo che «non è il Def il luogo dove stabilire questo».

Dopo gli allarmi dei giorni scorsi degli enti locali su possibili tagli, il capo dell’esecutivo attacca: «Le Regioni stanno discutendo con i ministeri dell’Economia e della Salute su come trovare punti di accordo soprattutto sulla sanità. Vi sembrano normali Regioni con 7 Province e 22 Asl? Per me no: questa è una esagerazione». «E se con le Regioni possiamo applicare i “costi standard” – precisa -, ad esempio facendo pagare la stessa siringa allo stesso prezzo in Lombardia e Calabria, e eliminare poltrone inutili per i direttori quando ci sono tante Asl, allora va avanti il confronto con gli enti locali». Vale lo stesso principio che valeva per i sindaci: «Il Def non aumenta nuove tasse a Regioni e Comuni – ribadisce Renzi -. Esiste solo un problema naturale di ridurre le Asl e il numero di poltrone».

Il governo si riunisce una prima volta alle 10 di mattina: incontro record (dura appena 10 minuti) e viene aggiornato per permettere ai vari ministeri di esaminare nei dettagli il documento che fotografa la situazione economica nazionale e arrivare così a «un testo finale pulito e limato», precisa lo stesso premier. Nell’incontro viene solo ratificata la nomina di Claudio De Vincenti a sottosegretario alla presidenza del Consiglio, al posto di Graziano Delrio, diventato ministro dei Trasporti e Infrastrutture.

Dal cappello a cilindro l’esecutivo fa filtrare la voce di un «tesoretto». Partono tante ipotesi: va investito sul welfare . No, sulle pensioni minime. Altri propongono: diamo ossigeno ai giovani disoccupati. No, meglio sostenere la ricerca. A Palazzo Chigi il governo torna a riunirsi all’ora di cena: l’incontro inizia alle 20.15 e termina poco prima delle 22. «Abbiamo impiegato tempo stasera perché abbiamo riletto pagina dopo pagina il Def per evitare errori – si giustifica Renzi in conferenza stampa -. Non ci sono particolari novità, ma ripeto che non ci sono nuove tasse. I sacrifici non li devono fare più i cittadini: casomai li faranno qualche politico e qualche amministratore locale».

I fondi del tesoretto sono derivati dalla differenza dello 0,1% del rapporto nel 2015 tra deficit e Prodotto interno lordo (Pil): secondo il dato tendenziale questo rapporto era del 2,5%, secondo quello programmatico del 2,6. Al premier il termine «tesoretto» non piace, ma quando un giornalista dell’Ansa insiste sul bonus, chiamandolo proprio «differenziale tra il dato tendenziale e quello programmatico…», Renzi si arrende: «No, no, non si può sentire: chiamiamolo “tesoretto”». Rispondendo a un’altra domanda sulle preoccupazioni di tagli agli enti locali, Renzi ricorda: «Non ci sono problemi con Regioni e Comuni. Anzi: altro che tagli. Ai Comuni stiamo dando tanti soldi: questo governo ha stanziato 11 miliardi di euro per metropolitane e tram di Torino, Milano, Bologna, Roma, Napoli, Palermo». Il 21 aprile in Consiglio dei ministri approderà la prima parte dei decreti fiscali, promette Renzi.

Francesco Frischia – Il Corriere della Sera – 11 aprile 2015 

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