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Vicentino. Sospetta presenza di aflatossina nei formaggi, il valzer di pronunciamenti e sequestri. E i legali dei produttori chiedono celerità nell’esecuzione delle analisii

I sequestri di formaggio eseguiti per stabilire l’eventuale presenza dell’aflatossina M1 sono saliti a cinque. Nelle scorse settimane infatti sono stati posti i sigilli a 223 forme di Asiago della Latteria Sociale di Trissino. Un intervento della polizia giudiziaria, disposto dalla procura, che ipotizzava il commercio di sostanze alimentari nocive.

Ma la vicenda è piuttosto controversa, perché a seguito del sequestro, convalidato dal giudice per le indagini preliminari, il legali della Latteria Trissino, gli avvocati Cristina Zanini e Silvia Nogara, avevano subito presentato ricorso al tribunale del Riesame. Istanza accolta venerdì che aveva portato al dissequestro di tutte le 223 forme di formaggio.

NUOVO SEQUESTRO. Ieri pomeriggio, però, è arrivato il brusco dietro front. Perché nell’azienda di Trissino i responsabili dell’Ulss si sono presentati con in mano due provvedimenti. Il primo relativo alla comunicazione del Riesame; il secondo invece legato a un nuovo sequestro. Sempre delle stesse 223 forme di formaggio questa volta prese in “ostaggio” dal punto di vista amministrativo. Con la stessa ipotesi di reato: commercio di sostanze alimentari nocive per la possibile presenza di aflatossina M1 (la muffa che attacca granaglie e mais con cui si cibano le vacche da latte, considerata cancerogena). Insomma una vicenda quantomeno controversa. Visto che da un lato (dal punto di vista penale) il pericolo non sussisterebbe più; mentre dall’altro (quello amministrativo di competenza dell’Ulss) il rischio della commercializzazione di un formaggio “inquinato” sarebbe tutt’altro che remoto. Intanto, sempre il Riesame, venerdì, ha parzialmente accolto anche il ricorso del Consorzio fra i Caseifici dell’Altopiano di Asiago, presentato dall’avvocato Marco Dal Ben, che ha portato a togliere i sigilli a 46 delle 243 forme inizialmente tolte dal mercato. Rimangono invece ancora tutte sotto sequestro (perché in quel caso si trattava di un’azione amministrativa) le 5 mila forme del Caseificio cooperativa agricola produttori di Nogarole.

«Quanto sta avvenendo ha dell’incredibile – dicono le due legali che rappresentano la Latteria di Trissino -. Se non c’erano i pressuposti per un sequestro penale, come ha stabilito il Riesame, non capiamo come possa esserci lo spazio per una decisione amministrativa. Inoltre contestiamo il fatto che non sono stati eseguiti dei campionamenti sul formaggio e sul latte di massa (quello che viene raccolto per poi fare le forme) anche perché dai nostri rilevamenti tutte le analisi risultano negative». Il sequestro predisposto dall’Ulss dovrà essere confermato entro 48ore dal sindaco che in questo caso assume il ruolo di una sorta di giudice per le indagini preliminari. «E poi – continuano Cristina Zanini e Silvia Nogara – se anche fosse accertato un superamento dei valori “inquinanti” nel singolo latte, non è detto lo stesso venga confermato nel latte di massa o nel formaggio. Per questo vorremmo venissero eseguiti in fretta i campionamenti. Tutto questo non escludendo di avviare delle azioni risarcitorie».

Matteo Bernardini – Il Giornale di Vicenza – 13 maggio 2016 

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