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Zaia: «Nuova Lega pronta nel 2015». Segnali pace a Tosi

Il presidente: giusto puntare sulle civiche. Mentre nelle trincee del Carroccio continuano a circolare piani di guerriglia, da attuare non si capisce bene in quale forma durante l’adunata domenicale di Pontida prima ed al consiglio «nazionale» del 13 aprile poi, il governatore Luca Zaia affronta i nodi venuti al pettine leghista, ospite del direttore di Antenna Tre Domenico Basso a Xnews.

Dà un orizzonte temporale, il 2015, per veder compiuto il nuovo rassemblement civico-padano, chiari avvertimenti a chi mira alla sua poltrona ma anche segnali di distensione verso l’acerrimo «amico» Flavio Tosi: «E’ una persona intelligente, sa che per il bene della Lega è ora di ricompattare le fila. Il congresso? Non l’ho mai chiesto, non serve».

Come già altri colonnelli prima di lui, Zaia rifiuta ogni parallelo con la balena bianca Dc («Abbiamo costruito le nostre fortune sul suo crollo, stiamo attenti a non fare la stessa fine») e con la Csu bavarese («E’ un partito con caratteristiche ben precise, non replicabili qui da noi»), ma sposa «l’idea civica» che vede il Carroccio tornare «movimento», liquido e dinamico, alla testa di possibili compagini a-partitiche nate sul territorio, «che andranno acquisendo un’importanza politica ed elettorale sempre maggiore». Nulla di nuovo per il governatore («Ne abbiamo discusso al congresso del luglio scorso»), che come Maroni e Tosi sembra considerare ormai esaurita la spinta propulsiva della Lega che fu: «Per quanto buona sia la tua proposta, dopo 20 anni è normale che questa abbia perso il suo appeal. I contenuti ci sono, si parte dall’autonomia e dalla macro-regione, quanto al contenitore qui non si tratta di creare un nuovo partito ma di unire attorno allo stesso obbiettivo i veneti che, da destra a sinistra, sono tutti federalisti, stufi di pagare per gli sprechi del Sud e convinti che prima debba venire il Nord». E’ il modello Verona, a guardar bene, ma davanti al presidente non si può dire: «Penso che entro il 2015 questa operazione sarà conclusa. Per allora i tempi saranno maturi».

Quanto alle tensioni interne, Zaia (che dice di non sapere nulla del chiacchiericcio sulle possibili contestazioni a Pontida) usa toni e parole assai più concilianti di qualche giorno fa. D’altra parte, non c’è bisogno di spingere sempre sull’acceleratore: «Qualcuno aveva interpretato il mio silenzio come una sorta di laissez-faire, sono dovuto intervenire come il cane da guardia che sta nella cuccia: un ringhio e tutti sono avvisati, se si azzardano troppo rischiano». Un avviso ai naviganti che fanno rotta su Palazzo Balbi? Il governatore tornerà sull’argomento più avanti: «Tutti possono ambire alla mia poltrona, poi saranno gli elettori a decidere. Primarie nella Lega? Le uniche primarie che conosco sono quelle che faranno i veneti il giorno delle elezioni». Tornando alle note vicende interne, Zaia chiude le porte al congresso regionale, pure invocato dal «grande vecchio» Gian Paolo Gobbo, ma chiede che si facciano al più presto quelli nelle province commissariate, da Venezia a Vicenza. Tosi? «L’ho sentito anche stamattina – stempera Zaia – è una persona intelligente e sa che il ricompattamento del partito, da lui stesso indicato come la priorità quand’è salito vincitore sul palco del congresso accanto a Gobbo e Bitonci, non passa attraverso i provvedimenti disciplinari. Ho come l’impressione, però, che vi siano in giro dissapori che prescindono da Tosi e affondano le loro radici nel tempo, sul territorio. Molti di noi si conoscono da 20 anni, in molti casi basterebbe parlarsi per chiarire tutto. Altro che regola del silenzio…». Ultima battuta su Gentilini ri-candidato a 83 anni: «Non ha bisogno di referenze, Tosi e Granello (il segretario provinciale, ndr.) erano gli unici titolati a decidere e hanno deciso. Perdere a Treviso? Sarebbe una sciagura». Unica nota polemica, quando gli chiedono se Berlusconi debba farsi da parte: «Non tratteggio scenari, non appartengo a quelle schiere di leghisti che vogliono anticipare i tempi e poi vengono smentiti dai fatti perché hanno detto solo puttanate».

Marco Bonet – Corriere del Veneto – 3 aprile 2013

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