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Zootecnia. Per gli allevamenti si annuncia un 2014 “avaro”. Su latte e carne si addensano molte nubi, meglio formaggi e avicoli

bovini magianoSi apre con molte incognite questo 2014 per la zootecnia, a iniziare dalcomparto del latte che a fine mese sarà alle prese con il rinnovo in Lombardia degli accordi fra allevatori e imprese di trasformazione. Il prezzo stabilito lo scorso anno si ferma a 42 centesimi al litro, cifra che il mercato ha ampiamente superato in questi ultimi mesi con punte di oltre 50 centesimi per il latte spot. Le ultime quotazioni riportate il 30 dicembre sulla piazza di Lodi, una delle più significative per questo prodotto, indicano un prezzo di 47 centesimi al litro, con punte di 49 centesimi. Anche sui mercati internazionali il prezzo del latte si mantiene sostenuto. In Nuova Zelanda, grande produttore mondiale, i prezzi hanno continuato a salire anche negli ultimi mesi del 2013, come si apprende da Clal, e hanno sfiorato in ottobre i 42 centesimi al litro.

Aumenti di prezzo anche per il latte Usa, che ha chiuso il 2013 oltre i 35 centesimi al litro, con un aumento medio di circa il 4% rispetto all’anno precedente. Aumenti di prezzo anche nei Paesi Ue, con la Germania che si è portata in prossimità dei 41 centesimi per il prodotto proveniente dalla Baviera, punto nevralgico per le nostre importazioni. Prezzi sostenuti anche in Francia dove però le quotazioni hanno presentato qualche flessione negli ultimi mesi del 2013.

In questo quadro sono forti le attese dei produttori per un sensibile aumento nel rinnovo degli accordi sul prezzo. La partita sarà tuttavia difficile. L’atteso aumento delle produzioni di latte in Nuova Zelanda (si parla di un possibile più 6%) non mancheranno di influenzare al ribasso i mercati mondiali e le imprese lattiere faticheranno a cedere alle richieste degli allevatori. Prepariamoci dunque ad un “braccio di ferro” che potrebbe rivelarsi più difficile e lungo del previsto.

Ombre sulla carne

Partita dura anche per il comparto suinicolo che nel 2013 ha visto ben pochi momenti di soddisfazione. I prezzi, dopo i picchi verso l’alto di fine estate, sono nuovamente precipitati coinvolgendo in particolare il suino pesante, cuore della nostra suinicoltura e imprescindibile riferimento per i trasformati Dop, prosciutto in testa. La situazione è così pesante da indurre gli assessori all’Agricoltura delle regioni dove più si concentrano gli allevamenti suinicoli, Lombardia ed Emilia Romagna in testa, adinvocare l’apertura di un tavolo di confronto presso il ministero delle Politiche agricole. Intanto continuano ad essere disertate dagli industriali della trasformazione le riunioni settimanali della Cun, la commissione unica nazionale che avrebbe dovuto essere riferimento principe per la determinazione del prezzo. Così si guarda ancora alle tradizionali piazze di contrattazione, come quella di Mantova (che il 2 gennaio non ha però espresso alcuna quotazione per i suini pesanti) o a quella di Modena che il 7 gennaio si è fermata per i suini oltre i 180 chili sotto quota 1,50 centesimi di euro. Cifra che non ripaga nemmeno delle spese di produzione. E le prospettive per i prossimi mesi non sono buone. Le previsioni statunitensi sulla produzione mondiale di carni suine nel mondo dicono che ci porteremo in prossimità dei 109 milioni di tonnellate, con un aumento di circa l’1,6%. Un aumento che potrebbe accompagnarsi ad un ulteriore appesantimento dei mercati.

Non c’è da stare allegri, anche se un aiuto potrà venire da un ulteriore ridursi dei costi di alcune materie prime per l’alimentazione, come mais, orzo, soia e frumento. Le produzioni sono infatti in crescita e stando alle anticipazioni dell’Usda (il dipartimento agricolo Usa) si avranno aumenti anche a due cifre per il mais, dunque un’ulteriore flessione dei prezzi è ampiamente prevedibile. Ne potranno beneficiare un po’ tutti i settori zootecnici, anche quello della carne bovina, che deve tuttavia prepararsi alla “rivoluzione” attesa nel 2015 con l’avvio della nuova Pac. In vista c’è la riduzione degli aiuti comunitari, in qualche caso anche oltre mille euro ad ettaro. In Francia si è già provveduto trasferendo alla zootecnia da carne gli aiuti nazionali. In Italia ancora nulla si è mosso e bisognerà decidere entro la prossima estate o saranno guai.

Bene polli e formaggi

Uno scenario difficile dal quale sembrano salvarsi soltanto il settore avicolo e quello dei formaggi. Il primo, quello avicolo, ha superato senza troppi scossoni le fiammate di influenza aviare prontamente messe sotto controllo dai nostri servizi veterinari. E ora si guarda con una certatranquillità l’evoluzione del mercato delle carni avicole che continua a viaggiare con il segno più davanti sia per le carni avicole sia per le uova.

Note positive giungono poi dal mercato dei formaggi e in particolare per i grandi Dop, come il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano. Il motore dei buoni risultati è il positivo andamento dell’export. Per entrambe queste due Dop le esportazioni hanno fatto segnare un +4%. In particolare per il Parmigiano Reggiano il contemporaneo assottigliarsi delle scorte di magazzino lascia spazio all’ottimismo sulla tenuta del prezzo anche per il 2014

Agronotizie – 10 gennaio 2014

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