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Zorro e Argo, i due cani pericolosi condannati a morte. Ma la Lav insorge contro i sindaci

I due cani hanno attaccato alcune persone, tra i cui i propri padroni, lasciandogli segni permanenti

«Estremamente pericoloso, impossibile da rieducare». Sono le parole dai veterinari nei referti dell’Asl 9, che hanno segnato il destino di due cani, Argo e Zorro, pastore maremmano e dogo argentino, colpevoli di aver attaccato persone (tra cui i propri padroni) lasciandogli segni permanenti. Per intenderci, un uomo ci ha quasi rimesso un braccio. Per questo i sindaci dei due Comuni dove sono custoditi i cani, Scarlino e Massa Marittima, sono stati chiamati a intervenire, visto che l’ordinanza di abbattimento spetta a loro. Il pastore maremmano è già stato soppresso, mentre per il dogo si aspetta la fine dell’iter. Ma la Lav (lega antivivisezione) è insorta, denunciando il sindaco di Scarlino e diffidando quello massetano a procedere.

«Con un referto simile non abbiamo scelta: abbiamo responsabilità verso la pubblica sicurezza» dicono i primi cittadini. «Il nostro ordinamento prevede che gli animali possano essere ucciso, se c’è un motivo» spiega Paolo Madrucci, direttore del dipartimento prevenzione dell’Asl 9. Tra questi, appunto, anche l’eventualità in cui l’animale costituisce un «pericolo per la pubblica sicurezza». Argomento questo di diretta competenza dei sindaci. E una commissione di tre veterinari, di cui uno comportamentale, ha stabilito che si Argo che Zorro sono «pericolosi», «impossibili da rieducare». Il primo è stato così soppresso nelle settimane scorse. E anche per Zorro il destino sembra segnato.

«Il referto dei veterinari è chiaro – dice il sindaco di Massa Marittima, Lidia Bai – Ora cercheremo di parlare con i padroni, ma se il cane è un pericolo, io sono responsabile della pubblica sicurezza». Madrucci spiega meglio: «i custodi del canile non riescono neanche a mettergli il guinzaglio al dogo. Rieducarlo è impossibile. Quindi, dovrebbe stare tutta la vita in una gabbia». La sua storia di Zorro inizia nell’inverno 2012, con un morso sul braccio del padre del suo padrone. Trasportato in elicottero al Cto di Firenze, si è salvato all’ultimo momento grazie all’intervento di un chirurgo. Per il dogo argentino è scattata quindi un’ordinanza restrittiva, che i suoi padroni non hanno rispettato, portandolo di nuovo fuori senza museruola. E dopo alcuni mesi è arrivato il secondo morso, l’ultimo. «Cosa possiamo fare?» dicono i due sindaci. Quello di Scarlino poi, Maurizio Bizzarri, risponde alla Lav: «Non voglio passare per quello che non sono. Non è stata una decisione presa a cuor leggero quella di sopprimere il pastore tedesco. Se gli animalisti mi denunceranno, io farò altrettanto nei loro confronti denunciandoli per calunnia».

Corriere di Firenze – 9 dicembre 2013

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