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Allarme ebola, le contromisure della Ue: a Milano il 22 summit dei responsabili della Sanità. C’è un caso sospetto in Svezia

20140901 ebolaL’Europa fronteggia Eboia: vertice dei ministri sanitari della Ue a Milano il 22 settembre. Un appuntamento importante dopo l’incontro che si è tenuto sabato a Bruxelles, in cui sono stati chiesti maggiori fondi per organizzare al meglio la strategia di difesa. È il primo appuntamento europeo tra i responsabili delle politiche sanitarie con obiettivo Eboia. L’annuncio è del ministro della Salute Beatrice Lorenzin: «Affronteremo l’emergenza – spiega il ministro – l’epidemia in Africa si espande perché mancano interventi coordinati». Intanto da registrare un caso sospetto in Svezia di un uomo rientrato dall’Africa. Lo riferiscono le autorità svedesi. I medici stanno procedendo alle analisi per individuare il virus. Se confermato si tratterebbe del primo passaggio di Ebola dall’Africa in Europa

Carla Massi . L’Europa fronteggia Eboia: vertice dei ministri sanitari della Ue a Milano lunedì 22 settembre. Un appuntamento per tirare le fila dell’incontro che si è tenuto sabato a Bruxelles in cui sono stati chiesti maggiori fondi per organizzare al meglio, in tutti i paesi, la strategia di difesa. Il primo appuntamento europeo, seppur informale, tra i responsabili delle politiche sanitarie con obiettivo Eboia.

GLI INTERVENTI L’annuncio è del ministro della Salute Beatrice Lorenzin che, prima di Milano, dovrà sarà chiamata alla riunione regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità il 15 settembre ed il 26 negli Stati Uniti a Washington per il G7+1. «Affron- leremo l’emergenza – spiega il ministro – l’epidemia in Africa si espande perché mancano interventi coordinati di igiene pubblica in loco. Una tragedia immensa che, se non verrà fermata, può rappresentare un pericolo per tutti. Proprio il Consiglio europeo di sabato scorso si è deciso di prevedere nelle conclusioni del semestre italiano delle misure di coordinamento europeo».

IL CONTAGIO II virus, in effetti, continua a viaggiare e contagiare. Ieri un caso sospetto in Svezia dove un uomo da poco rientrato da uno dei paesi africani colpiti dal virus, è stato ricoverato all’ospedale Karolinska di Stoccolma. La vedova di un medico morto per Eboia nella città nigeriana di Port Harcourt è risultata positiva all’infezione. Il dottor Ike Enemuo, morto venerdì scorso, è la sesta vittima di Eboia in Nigeria e la prima fuori della capitale, Lagos. Elemento che fa pensare ad un’ulteriore espansione della febbre emorragica. Su un totale di 15 casi in Nigeria, sette sono guarite. Nei paesi dell’Africa Occidentale colpiti dall’epidemia, oltre la Nigeria, la Guinea, la Liberia e Sierra Leone, la diffusione del virus sta aumentando soprattutto tra i me dici e gli infermieri: oltre 240 i sanitari infettati, 120 i morti. Obiettivo dell’Oms è quello di fermare la trasmissione in sei-nove mesi. «Non si tratta di una crisi africana – è il monito di Bruce Aylward, vicedirettore generale dell’Oms ma di una questione globale». Anche perché, come ha notato il Fondo monetario internazionale, l’epidemia sta avendo gravi ripercussioni macroeconomiche e sociali. Tanto da dover intervenire, oltre che con aiuti sanitari, anche con sostegni finanziari per la ripresa dopo febbre emorragica.

L’ALLERTA Continua a rassicurare Tonio Borg, commissario Ue alla Salute: «C’è un basso rischio di essere contagiati in Europa. I tre cittadini fi nora infetti erano persone già malate prima di rientrare nei nostri paesi». Per quanto riguarda l’Italia il ministro Lorenzin è certa che «il nostro sistema di allerta e organizzazione è tra i migliori al mondo». Tanto che, le richieste degli altri paesi lo provano, ci viene richiesto aiuto in diverse occasioni. Punto di riferimento l’Istituto nazionale malattie infettive Spallanzani di Roma che ha mandato diversi ricercatori in Africa da marzo ad oggi. Oltre l’Aeronautica militare attrezzata per l’emergenza. «La vigilanza – aggiunge Lorenzin – c’è anche sui voli aerei internazionali ma è necessario che ci sia una presa di posizione da parte di tutti i paesi».

Caso sospetto di Ebola a Stoccolma. Sarebbe il primo nell’Ue

 Un sospetto caso di Ebola a Stoccolma. Lo riferiscono le autorità della Svezia, dove un paziente è stato messo in isolamento in un reparto speciale di un ospedale. I medici stanno procedendo alle analisi per individuare il virus. Se confermato si tratterebbe del primo passaggio di Ebola dall’Africa in Europa. Secondo il quotidiano Aftonbladet la persona che mostra i possibili sintomi della malattia (febbre emorragica, con perdite di sangue, vomito e alte temperature), tornava da uno dei cinque Paesi dell’Africa dove è in corso l’epidemia (Liberia, Sierra Leone, Guinea, Nigeria e Senegal), che finora ha causato oltre 1.550 vittime e ha contagiato oltre tremila persone. Alle 17.30 di ieri un’ambulanza speciale ha prelevato il sospetto paziente a Solna, sobborgo di Stoccolma: si trova ora nel reparto infettivo di isolamento del Karolinska Hospital della capitale. Le autorità invitano però a non essere allarmisti. «Il rischio che si tratti di Ebola è minimo», ha detto Åke Örtqvist, direttore del centro epidemiologico di Stoccolma. E i sanitari hanno ricordato che il virus non si trasmette per via aerea. Intanto ai Paesi africani più colpiti stanno cercando di affrontare l’epidemia. La Liberia (nella foto, il rogo dei vestiti di pazienti infetti a Monrovia ) sta costruendo cinque nuovi centri specializzati (da cento letti in totale) per trattare le persone contagiate dal virus. Intanto l’Organizzazione mondiale della sanità ha definito un’«emergenza prioritaria», l’epidemia di Ebola in Senegal.

Carla Massi – Il Messaggero – 1 settembre 2014 

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