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Def 2015. La spesa per i dipendenti pubblici cala di 13 mld in 4 anni. Zero risorse per i rinnovi contrattuali. Resta il blocco

renzi conf stam defPer i dipendenti pubblici si profila un nuovo rinvio del rinnovo del contratto. Il Documento di economia e finanza (Def), pubblicato sul sito del Governo in versione definitiva con le Analisi di tendenza di finanza pubblica e il Programma nazionale di riforma, offre il consueto scenario a legislazione vigente sui comparti di spesa più importanti e indica un calo delle spese per il personale dal 10,1% del Pil del 2014 al 9% del 2019. In termini equivalenti e tenendo conto della prevista crescita del Pil nel periodo, si tratta di 0,8 punti, vale a dire circa 13 miliardi di euro su una spesa che l’anno scorso ha sfiorato i 164 miliardi. Naturalmente non si decide con il Def se rinnovare o meno il contratto degli statali. Ma gli andamenti prospettici sui redditi da lavoro nelle pubbliche amministrazioni definiscono sicuramente uno scenario che dal 2010 in poi s’è puntualmente realizzato.

E vista la difficile sfida che aspetta il Governo sul fronte della spending review (sono annunciati tagli aggiuntivi per 10 miliardi sul 2016) anche questa volta le probabilità di una conferma del blocco sembrano altissime.

La spesa viene data in calo nonostante la parziale riattivazione degli scatti e degli avanzamenti sugli stipendi individuali e l’attivazione del fondo “Buona scuola”, per assumere 100.701 precari la cui carriera dovrà essere ricostruita in contratto. Il tendenziale tiene anche conto dell’ipotesi, per il 2019, di pagamento della nuova indennità di vacanza contrattuale relativa al triennio 2019-2021. Un’immagine, quest’ultima, che naturalmente va presa con le pinze perché se confermata nei prossimi esercizi di bilancio porterebbe a un blocco dei contratti pubblici di nove anni, dal 2009 al 2018. Va inoltre tenuto conto che, sempre a legislazione invariata, nel periodo verrebbe anche allentato il blocco del turnover fino al suo superamento nel 2018 (sempre che la mobilità dei soprannumerari delle Province vada nel frattempo a buon fine).

Insomma, anche con un denominatore in lieve ripresa (dallo 0,7% del Pil di quest’anno si passerebbe all’1,4del 2018) e pur con un teorico margine d’inflazione attesa (l’Ipca cresce dell’1,5 nel triennio) l’ipotesi di uno stop è in campo. Ieri la prima a lanciare l’allarme sul tema è stata la Cgil: «Nel Def c’è scritto che la spesa per i dipendenti della Pa, pari al 10,1% del Pii nel 2014 si ridurrà al 9,3%»,ha detto il responsabile del settore pubblico, Michele Gentile. E il segretario generale della Fp-Cgil, Rossana Dettori, ha aggiunto: «Non ci sono risorse per il rinnovo dei contratti, siamo pronti a una mobilitazione che si ricorderanno». Sempre sul fronte del contenimento della spesa nel Programma nazionale di riforma si ipotizza pari a circa 24 miliardi (0,15% del Pil) l’effetto razionalizzazione delle tax expenditure a partire dal 2016, mentre gli interventi sulla spesa sarebbero dello 0,45% del Pil.

In attuazione della delega fiscale, si spiega nel documento, sarà adottato un decreto delegato che preveda la redazione da parte del Governo di un rapporto annuale sulle detrazioni fiscali da allegare al disegno di legge d i bilancio, basato su una relazione programmatica da allegare alla Nota di aggiornamento del Def. Questo report annuale « dovrà identificare le detrazioni non giustificate da esigenze sociali o economiche o che costituiscono una duplicazione al fine di eliminarle o riformarle, salvaguardando tuttavia la tutela dei redditi da lavoro dipendente e autonomo, dei redditi di imprese minori e dei redditi di pensione, della famiglia, della salute, delle persone economicamente o socialmente svantaggiate, e di altre priorità». Secondo le simulazioni dell’Economia, l’insieme delle misure per ridurre spesa pubblica e agevolazioni fiscali produrrebbe nel breve e medio periodo un impatto negativo sul Pil rispetto allo scenario di base pari allo 0,3% nel 2020, mentre nel lungo periodo gli effetti si annullano.

Sul “tesoretto” evocato ieri da Matteo Renzi le prime osservazioni critiche sono giunte dal capogruppo di Forza Italia, Renato Brunetta, con un Tweet: «Comunque Renzi è proprio forte: è sotto di 16 miliardi di clausole di salvaguardia, e dice che ha un tesoretto di 1,5 miliardi. Spudorato!». Matteo Salvini ha invece chiesto il tesoretto per gli esodati «o andiamo a prendere Renzi» mentre dalla minoranza Dem è arrivata da Stefano Fassina la stoccata al premier: «Davvero singolare – ha affermato – che il Consiglio dei Ministri si dedichi a come utilizzare 1,5 miliardi disponibili soltanto per il 2015 e eviti di discutere il segno significativamente recessivo di oltre 13 miliardi (0,8 punti percentuali di Pii), della manovra programmata per il 2016 e gli anni successivi».

DOCUMENTO PDF – SEZIONE I  Programma di stabilità

DOCUMENTO PDF – SEZIONE II –  Analisi e tendenze della finanza pubblica

  1. Le Spese dello Stato nelle Regioni e nelle Province Autonome
  2. Programma delle infrastrutture strategiche del Ministro infrastrutture e trasporti
  3. Rapporto sullo stato di attuazione della riforma della contabilità e finanza pubblica
  4. Relazione del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare
  5. Relazione sugli interventi nelle aree sottoutilizzate
  6. Relazione sui fabbisogni annuali di beni e servizi della P.A. e sui risparmi conseguiti con il sistema delle convenzioni Consip

Il Sole 24 Ore – 12 aprile 2015 

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