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Il retroscena. «Furbizie, scorrettezze e scaricabarile». Il ministro Boccia striglia le Regioni riottose

Il Corriere della Sera. La pazienza del governo è finita da un pezzo, prova ne è l’epiteto con cui giorni fa Luigi Di Maio ha schiaffeggiato i governatori in rivolta: «Proconsoli». Ma per quanto la violenza della seconda ondata e le misure di Palazzo Chigi per frenare i contagi abbiano sfibrato il rapporto istituzionale, il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia non fa che lanciare appelli a tenere la barra dritta, abbassare i toni e muoversi con il massimo senso di responsabilità: «Occorre uno sforzo di tutti per eliminare inutili scontri polemici. Il nemico è il virus, non le regole per combatterlo».

Un messaggio che il responsabile delle Autonomie ha rivolto alle Regioni alla vigilia dell’entrata di Campania e Toscana in zona rossa, che scatta oggi in base al Dpcm del 4 novembre. Vincenzo De Luca è furibondo, Eugenio Giani è amareggiato e il problema, per il ministro, è che i due presidenti sono del suo stesso partito. Il che spiega il senso della riunione con tutti i segretari regionali del Pd, in cui Boccia ha chiesto di «non polemizzare con i presidenti di Regione, perché sono i nostri primi interlocutori». In mezzo a tante parole distensive scandite per spegnere i fuochi politici, il ministro ha commentato con i segretari regionali e con i coordinatori Nicola Oddati e Chiara Braga le «furbizie», le «evidenti scorrettezze» e il continuo «scaricabarile» di alcuni governatori, di centrodestra e non solo.

«Bastonare sarebbe facile, ma non possiamo salire in cattedra e fare i maestri — ha dato la linea Boccia citando Zingaretti —. Il Partito democratico non fa battaglie politiche sulla pandemia. È un momento molto delicato e il mio compito è tenere insieme le Regioni». Il ministro è soddisfatto perché «il sistema delle restrizioni territoriali si sta rivelando efficace», ma è chiaro che sottopone i presidenti al giudizio dei cittadini. Il che spiega perché Boccia ricordi ogni giorno che la divisione dell’Italia in tre colori non è un modo per assegnare pagelle, ma un sistema che «aiuta le Regioni a risolvere i problemi». E chi non lo accetta, come ha detto anche Giuseppe Conte, «porta il Paese a sbattere».

Lo sforzo

Il vertice con i segretari locali del Pd: serve uno sforzo di tutti per evitare scontri inutili

Giovedì in videoconferenza Boccia lo ha letteralmente gridato a De Luca, che si ostinava a respingere l’offerta del governo di un ospedale da campo: «Non è un’onta, ma un aiuto per alleggerire la pressione sui Pronto soccorso». La Calabria ne ha chiesti quattro, uno sarà aperto in Puglia, un altro in Molise e anche Abruzzo, Liguria, Piemonte, Sardegna, Umbria e Valle d’Aosta hanno accettato il supporto del ministero della Difesa. «Alcune Regioni hanno allestito ospedali militari e Covid hotel anche quando non servivano — ha rimarcato Boccia nella riunione della segreteria —. Mentre altri governatori hanno perso tempo in video di propaganda. La gente sa benissimo di chi è la responsabilità per le immagini vergognose che arrivano dagli ospedali di Napoli».

Tanta durezza conferma che al governo non ne possono più delle «sparate» di De Luca, descritto come «isolato» e criticato per non aver reclutato i medici e aver lasciato che d’estate riaprissero le discoteche. Anche la ministra Teresa Bellanova su SkyTg24 richiama all’ordine De Luca: «Non c’è nessuna denigrazione della Campania, c’è bisogno del coraggio di fare le scelte». Il governo rivendica di averle fatte e rimprovera ad alcune regioni il tentativo di scaricare le responsabilità su altri livelli istituzionali. Nelle Marche il presidente Francesco Acquaroli, di Fratelli d’Italia, ha reagito polemicamente al passaggio in area arancione. E Boccia, nella riunione del Nazareno, lo avrebbe liquidato a distanza: «Acquaroli sbaglia, è ridicolo dire che non sia rimasto in zona gialla per un solo parametro. Chi contesta i dati, contesta le regole». Anche Eugenio Giani ha protestato, ma pare che il ministro non se la sia presa: «È per bene e corretto, si è sempre raccordato con il governo centrale. E poi la Toscana ha uno dei migliori sistemi sanitari d’Italia».

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