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Le partecipate di Veneto Agricoltura sotto tutela di Veneto Sviluppo. Azzalin (Pd): sulla riforma la Regione bluffa

veneto agricolturaMa la riforma di Veneto Agricoltura si fa? I segnali sono a dir poco contrastanti. Se mercoledì scorso Veneto Sviluppo ha deciso di svolgere, dietro lauta provvigione, un monitoraggio sulle partecipate  dell’ente agricolo, venerdì il vicepresidente della commissione agricoltura Graziano Azzalin si è visto respingere in consiglio regionale un emendamento che anticipava alcuni aspetti della tanto attesa riforma. Ma allora, dice l’esponente del Pd, quello della Regione è un bluff. “La legge di riforma presentata dalla Giunta – spiega Azzalin – è in stallo da mesi, nonostante anche da parte del Pd vi sia un’ampia apertura di credito. Il vero motivo è che è la stessa maggioranza che non vuole andare avanti. Con l’emendamento, infatti, si proponeva la soppressione delle funzioni di Veneto Agricoltura indicate nel progetto di legge n. 275 come residue o tali da poter meglio essere esercitate da altre strutture regionali”.

“Eliminando questi doppioni – continua il consigliere – si sarebbe ottenuto, senza intaccare i livelli occupazionali, un risparmio immediato di un milione di euro, che sarebbero potuti essere impiegati per rimpinguare i capitoli di spesa azzerati. Ora è chiaro che il ritardo è dovuto solo alla mancanza di volontà”. E aggiunge: “questa Giunta è sempre pronta a fare grandi spot, ma decisamente carente quando si tratta di mettere coerentemente in pratica i propri proclami”.

Intanto , stando a quanto riferisce Daniele Ferrazza sul Mattino di Padova, la Regione fa commissariare le partecipate di Veneto Agricoltura. E le affida alle cure della finanziaria regionale Veneto Sviluppo. Con una decisione assunta nel consiglio di amministrazione di mercoledì scorso, la finanziaria regionale guidata da Giorgio Grosso ha deciso di svolgere un lavoro di advisory, monitoraggio e gestione delle società partecipate di Veneto Agricoltura.

Per conto della Regione, su proposta dell’assessore regionale Franco Manzato, che da tempo chiede una «sforbiciata» radicale a tutti i rami improduttivi del sistema delle partecipate dell’agricoltura. Veneto Agricoltura è l’azienda regionale per i settori agricolo, forestale e agroalimentare: diciassette sedi, 47 milioni di euro di bilancio, quasi quattrocento dipendenti e una pletora di società partecipate, centri e aziende strumentali.

 Si va dalla preziosa Intermizoo, il laboratorio per la sperimentazione delle razze taurine, alla Corte benedettina che fa ristorazione e catering. E poi 22 partecipazioni e 17 centri e aziende agricole. Alcune di queste società e aziende controllate sono in perdita da molto tempo. Adesso è la Regione stessa che corre ai riparti.

Dallo scorso giugno ha commissariato Veneto Agricoltura, inviando Giuseppe Nuzzo a gestire questa delicata fase. Adesso affida alla finanziaria regionale Veneto Sviluppo il compito di «ripulire» la foresta di partecipazioni, alcune delle quali in perdita, del settore agricolo regionale.

Per ottenere il risultato, Veneto Sviluppo sarà regolarmente incentivata: dalla bozza di convenzione approvata si rileva che la remunerazione della finanziaria sarà pari al 10 per cento «sulla differenza tra il valore di realizzo dell’alienazione della singola operazione ed il corrispondente valore a libro». In pratica, Veneto Agricoltura corrisponderà una provvigione per ciascuna operazione di valorizzazione compiuta. Nell’ipotesi invece di una semplice messa in liquidazione di una partecipazione, Veneto Agricoltura pagherà un minimo di 10 mila euro. L’incarico di advisory avrà una durata di poco più di un anno e mezzo, sino alla scadenza del dicembre 2015.

 Entro quel termine la Region pretende che le partecipate non strategiche siano vendute o liquidate. E affida il lavoro proprio ad un’altra partecipata, dal profilo più finanziario, è gestita da professionisti espressione per metà dalla Regione e per metà dal mondo bancario.

La convenzione ha fatto storcere il naso a più di un rappresentante di Veneto Agricoltura: non solo per la clausola di «manleva» chiesta da Veneto Sviluppo, ma anche perché – di fatto – è la certificazione ufficiale della incapacità di Veneto Agricoltura di riformare se stessa.

A cura Sivemp Veneto – Fonti il Mattino di Padova e ufficio stampa consiglio regionale – 17 marzo 2014

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