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Renzi all’Anci: nella sanità non vogliamo ridurre i servizi ma le Asl. D’accordo sull’introduzione subito dei costi standard

renzi-tf-ansa-kiuC--258x258IlSole24Ore-WebNessun taglio alla sanità, ma introduzione subito dei costi standard e lavorare per evitare che i tagli alle Regioni abbiano ripercussioni sui servizi erogati dai Comuni. A spiegarlo è stato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, parlando all’assemblea dell’Anci. “Sulla sanità voglio dire con chiarezza che vogliamo i costi standard e che non vogliamo ridurre i servizi ma le Asl”, ha spiegato Renzi. “Non sarà consentito, e su questo voglio essere chiaro, che i tagli di costi decisi per le Regioni possano ridurre i servizi dei Comuni”.  Renzi accelera sulla local tax, che dovrà sostituire Tasi e Imu, e torna ad assicurare che sarà pronta per il prossimo anno: inoltre annuncia che dal 2016 arriverà nelle case degli italiani “precompilata”. Il presidente del Consiglio, di fronte all’assemblea dell’Anci a Milano, lancia anche segnali di disgelo: «Lasciamo le porte aperte a Palazzo Chigi, è anche casa vostra, se c’è da discutere discutiamo», ha detto.

Insiste sul fisco e ricorda che il 10 dicembre il consiglio dei ministri varerà definitivamente il decreto delegato sulla riforma del catasto che istituisce le nuove commissioni censuarie.

Ai “colleghi” sindaci pone sul piatto un nuovo elemento di negoziato. «Proporremo mutui gratis per i Comuni che hanno la possibilità di fare nuovi investimenti», dice e spiega i «mutui gratis» saranno erogati fino a un tetto di tre miliardi e che «lo Stato si accollerà gli oneri attivi per i primi anni». Renzi ha poi ribadito che nel 2015 «il Patto di stabilità verrà allentato dell’80 per cento e, se uno fa bene i conti, tutti possono fare tutto».

Affondo anche sulla questione della Sanità, di cui le Regioni temono i tagli come riflesso delle misure delle legge di Stabilità: «Sulla sanità voglio dire con chiarezza che vogliamo i costi standard e che non vogliamo ridurre i servizi ma le Asl». E ribadisce il concetto rivolto alle Regioni, che hanno imbastito una trattativa con il governo sulle misure contenute nella legge di Stabilita: «Sui costi standard ci siamo», annuncia.

Poi arriva un riconoscimento al lavoro di Mr. Forbici, Carlo Cottarelli, il funzionario dell’Fmi che ha lasciato il compito di commissario alla spending review : «È stato bravo, ha fatto un bel lavoro». Infine all’Alcatel-Lucent di Vimercate esorcizza i pessimisti: «Per far volare l’Italia ci vogliono i calabroni, altro che gufi».

Bankitalia, Istat e sindacati: tutti i dubbi sulle misure. Il governo apre su Tfr e Fondi

Cambia ancora la legge di Stabilità. Dopo il rafforzamento di 4,5 miliardi preteso dalla Commissione europea, il documento si prepara a subire ulteriori variazioni. Il primo nodo al pettine è l’operazione di anticipo del Tfr in busta paga. «Disponibilità ad esaminare modifiche», ha detto ieri il viceministro del Tesoro Enrico Morando intervenendo in Commissione Bilancio della Camera. Ai rilievi di Bankitalia, avanzati nell’audizione di lunedì scorso, e a quelli dei sindacati, ieri si sono aggiunti quelli della Commissione Finanze della Camera. Oltre ai dubbi di Istat e Corte dei Conti.

IL REBUS DEL TFR

l rischio è che i lavoratori a più basso reddito e quelli che si trovano in difficoltà economiche preferiscano l’uovo alla gallina e che, stretti dalla necessità, si trovino al momento di uscita dal lavoro senza liquidazione e senza previdenza integrativa. La norma concepita dal governo infatti sembra fatta apposta per incoraggiare questi soggetti: aumenta infatti dall’11 al 20% la tassazione per chi sceglie di indirizzare il Tfr a fondo pensione; aumenta anche la tassazione, dall’11 al 17%, sulla rivalutazione della liquidazione che si ottiene quando si lascia il lavoro. Siccome i lavoratori a basso reddito, con aliquota bassa sullo stipendio, non avranno un aggravio fiscale se metteranno il Tfr in busta-paga, è probabile che saranno incitati all’anticipo. Con conseguenze non calcolabili sul sistema futuro. Per tutti gli altri, invece, ci sarà il rischio che l’operazione sia addirittura sconveniente: perché la tassazione sull’anticipo in busta-paga sarà più alta di quella a fine rapporto.

DUBBI SUGLI SCONTI PER I NEO ASSUNTI

La misura avrebbe una sua ragionevolezza: consentire assunzioni a tempo indeterminato esonerando le aziende per tre anni dal versamento dei contributi fino ad un tetto di circa 8 mila euro, in pratica si potranno assumere lavoratori “scontati” fino a 1.500 euro netti al mese. Tuttavia come ha spiegato la Corte dei Conti in audizione, si temono “distorsioni”. In primo luogo la misura è temporanea e consente anche alle aziende che hanno appena fatto licenziamenti di beneficiare degli sconti per le assunzioni: il rischio, che non si può escludere, è che le aziende licenzino e poi riassumano. Tant’è che ieri la Commissione Lavoro, nell’esprimere il suo parere sulla Stabilità, ha chiesto che gli sconti contributivi siano circoscritti a chi non ha fatto licenziamenti in precedenza.

EVASIONE, RISCHI SUL GETTITO

La legge di Stabilità conta di recuperare 3,5 miliardi. La misura principale è molto tecnica ma impatta sostanzialmente sull’Iva: con il reverse charge, pone sostanzialmente a carico di chi acquista (e non come è oggi, di chi vende) il compito di applicare e versare l’Iva. Si evita così che alcune aziende, con l’intento di frodare il fisco, incassino il fisco attraverso proprie controllate e poi le chiudano senza versare il dovuto. Se per questa misura il gettito sarebbe assicurato, per il resto Bankitalia parla di cifre da prendere «con cautela» e la Corte dei Conti avverte che non bisogna sbilanciarsi a coprire spese certe con la lotta all’evasione. Nel mirino ci sono i 700 milioni per l’accertamento e il gettito dei giochi. Dubbi che si sommano a quelli più generali dell’Istat che giudica la manovra inefficace sulla crescita del prossimo biennio.

TAGLI ALLE REGIONI: SI TEMONO NUOVE TASSE

Regioni, Comuni e Province hanno già levato gli scudi, anche se di fatto hanno mostrato una disponibilità ad agire su sprechi e malcostume. Tuttavia il taglio è pesante: si tratta di circa 4 miliardi per le Regioni, di 1,2 per i Comuni (ai quali l’Anci somma anche le vecchie misure con effetto sul 2015) e di circa 1 per le Province. Secondo Bankitalia e Corte dei Conti si rischia un aumento delle tasse locali: dal prossimo anno infatti le Regioni avranno il margine per alzare l’addizionale Irpef di un punto.

Repubblica – 7 novembre 2014 

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