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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Notizie»Riforma Pa. Dirigenti pubblici, scatterà la responsabilità per il danno erariale solo per gli atti decisi direttamente
    Notizie

    Riforma Pa. Dirigenti pubblici, scatterà la responsabilità per il danno erariale solo per gli atti decisi direttamente

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche5 Febbraio 2015Nessun commento4 Minuti di lettura
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    senato interna 2Era stata ribattezzata la «sanatoria salva-sindaci». Perché, secondo alcune interpretazioni, quella norma della legge delega sulla Pubblica amministrazione avrebbe messo gli amministratori locali al riparo dalla responsabilità per danno erariale, cioè dall’accusa di aver fatto un «buco» nelle casse pubbliche in caso di atti illegittimi. Ma il governo, che pure ha sempre respinto questa interpretazione, ora è pronto a modificare il testo, chiarendo che per i politici non cambia nulla. E che si tratta solo di definire meglio le responsabilità dei dirigenti amministrativi.  Il provvedimento in questione è da tempo sul tavolo della commissione Affari costituzionali del Senato. Ma il caso nasce da un emendamento presentato nei giorni scorsi dal relatore, Giorgio Pagliari del Pd. Nella commissione del Senato si comincerà a votare la prossima settimana

    Dice quel testo che il governo procederà alla «ridefinizione del rapporto tra responsabilità dirigenziale e responsabilità amministrativo-contabile, con particolare riferimento alla esclusiva imputabilità ai dirigenti della responsabilità per l’attività gestionale».

    Il problema è semantico. Aggravato da una formulazione non chiara e per forza di cose «vaga», visto che si tratta di una legge delega che sarà poi dettagliata dal governo con i decreti attuativi. Secondo alcuni, la «esclusiva imputabilità ai dirigenti» vuol dire che in caso di provvedimenti che producano un danno erariale solo loro sono responsabili e i politici sono salvi. Sarebbero tantissimi, perché quella per danno erariale è un’accusa classica per gli amministratori locali. Tra loro c’è anche il presidente del consiglio Matteo Renzi, che ha in corso un procedimento davanti alla Corte dei conti per la nomina di quattro dirigenti quando era alla guida della provincia di Firenze.

    Il governo aveva respinto questa interpretazione, sostenendo che quella formula andava intesa in modo diverso: saranno sì riscritte le norme che riguardano la responsabilità erariale, ma solo quella dei dirigenti, senza toccare quella dei politici. Nessuno «scudo» per i sindaci, insomma. Malgrado ciò il governo ha deciso di rendere esplicita e inequivocabile questa lettura con una modifica all’emendamento da presentare nei prossimi giorni. Il nuovo testo è all’esame dell’ufficio legislativo del ministero della Pubblica amministrazione, guidato da Bernardo Mattarella, professore di diritto amministrativo e figlio del nuovo presidente della Repubblica. E nelle ultime ore, anche se a differenza dei parlamentari il governo può presentare modifiche in qualsiasi momento, ci sarebbe stata un’accelerazione. Come mai?

    Si dice che, dopo l’elezione del padre al Quirinale, il professor Mattarella potrebbe valutare l’ipotesi di lasciare l’incarico al ministero. Non per motivi di incompatibilità, che non ci sono, ma per una scelta di opportunità. Sempre secondo indiscrezioni, tale passo non verrebbe fatto prima che la norma, a torto o a ragione, ribattezzata salva-sindaci, venga cancellata. Per eliminare ogni ombra.

    Il punto è come cambiarla. È probabile che dalla formula «esclusiva imputabilità ai dirigenti» si passi a «esclusivamente con riferimento all’imputabilità dei dirigenti». Per far capire che il governo non addosserà ai dirigenti amministrativi tutte le responsabilità, anche quelle dei sindaci. E che si tratta solo di correggere la parte che riguarda direttamente loro.

    Ma perché c’è bisogno di un intervento del genere? Oggi il confine tra la responsabilità dei dirigenti e dei politici è parecchio confuso. Ci sono dirigenti che si fanno scudo degli atti di indirizzo politico, per salvarsi da ogni accusa. E politici che si chiamano fuori scaricando ogni colpa sui dirigenti che hanno firmato gli atti impugnati. Secondo la norma in questione, la responsabilità per i dirigenti dovrebbe riguardare solo l’«attività gestionale». Pagliari, il relatore del provvedimento, ripete l’esempio fatto nei giorni scorsi: «Prendiamo il piano regolatore di una città. Della sua definizione, e quindi della scelta di rendere edificabile una determinata area, risponde il sindaco. Ma sul singolo permesso di costruire risponde il dirigente». Messa così, sembra già più semplice. Ma bisogna trovare le parole giuste per evitare che la norma si presti ad usi impropri. Nella commissione del Senato si comincerà a votare la prossima settimana. Per quella successiva è previsto lo sbarco in Aula. Ma la norma salva-sindaci sarà cambiata prima.

    Il Corriere della Sera – 5 febbraio 2015 

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