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Riforma della Pa, il testo definitivo del Ddl in giugno in Cdm. Gestione del personale, tagli agli sprechi, riordino apparato

palazzo chigi 8Più efficienza nella gestione del personale, tagli agli sprechi e riorganizzazione della macchina amministrativa. Dal turn over generazionale al ruolo unico per i dirigenti, fino all’incremento della mobilità interna e alla misurazione dei risultati dell’attività lavorativa. Ma anche tetto massimo ai compensi, riduzione dei permessi sindacali e cancellazione dei “doppioni” tra gli enti pubblici. Sono alcuni dei punti qualificanti della riforma della pubblica amministrazione targata Renzi e Madia, le cui linee guida sono state presentate a fine aprile. Un piano per il riassetto dell’apparato statale a partire dai due assi portanti del “capitale umano” e della riorganizzazione strutturale: sono questi, insieme agli interventi che ricadono nell’ambito dell’Agenda digitale, i principali pilastri su cui si regge il piano in 44 punti elaborato dal Governo per cambiare volto alla Pa.

Il testo definitivo, secondo il calendario stilato dal premier, sarà approvato dal Consiglio dei ministri il 13 giugno. Il piano di riassetto della Pa confluire in un disegno di legge. Se tutto filerà liscio, quindi, entro giugno il provvedimento potrà iniziare l’iter parlamentare

Molte delle novità previste dalla riforma riguardano direttamente i lavoratori statali. In primis, il corpo dirigente, considerato il “motore” del cambiamento e su cui si concentrano diversi interventi. Come l’introduzione del ruolo unico dirigenziale, che manda in archivio la divisione in prima e seconda fascia, aprendo a una carriera basata su incarichi a termine. Prevista, inoltre, la possibilità di licenziamento per il dirigente che rimane privo di incarico oltre un certo termine. Maglie più strette anche sulla valutazione delle performance – con retribuzione di risultato – e con la rigorosa applicazione del tetto agli stipendi (240mila euro) comprendente il cumulo con il reddito da pensione.

Il pacchetto di misure che riguarda il personale pubblico in senso ampio è un capitolo particolarmente corposo del piano, dal ricambio generazionale alla mobilità. Si parte con l’abrogazione dell’istituto del trattenimento in servizio, ovvero della possibilità di restare al lavoro anche dopo il raggiungimento dell’età pensionabile: un intervento che da solo – ha sottolineato il premier – sarebbe in grado di generare, «a costo zero, 10mila posti in più per i giovani nella Pa».

Previste, inoltre, semplificazione e maggiore flessibilità delle regole sul turn over, oggi operativo al 20% (un ingresso ogni cinque uscite), fermi restando i vincoli sulle risorse per tutte le amministrazioni. A spingere verso il ricambio generazionale ci sono anche strumenti come l’esonero dal servizio, che consentirebbe di far uscire chi è ancora lontano di qualche anno dalla pensione (con un assegno ridotto) e l’agevolazione del part-time.

Puntano a garantire maggiore efficienza gli interventi sulla mobilità volontaria e obbligatoria, ma – ha più volte ribadito il ministro Madia – nel rispetto della dignità del lavoratore in riferimento a retribuzioni e distanza del luogo lavoro. Tema collegato è quello del demansionamento, ovvero la possibilità di affidare mansioni assimilabili come alternativa all’esubero. Tra le misure ci sono anche la riduzione del 50% del monte ore dei permessi sindacali nel pubblico impiego e la creazione di asili nido nelle amministrazioni.

La rivoluzione della Pa, secondo il piano del Governo, passa anche dal taglio agli sprechi e dalla riorganizzazione della presenza dello Stato sul territorio, dalle ragionerie provinciali alle sedi regionali Istat, ma anche con la riduzione delle prefetture a non più di 40 – concentrate in capoluoghi di regione e zone strategiche per la criminalità organizzata – e con lo snellimento delle soprintendenze e la gestione manageriale dei poli museali. Nel progetto di riforma rientrano, poi, la riorganizzazione delle Authority e la riduzione delle aziende municipalizzate, mentre si prevede che Aci, Pra e Motorizzazione civile vengano accorpati, così come le scuole dell’amministrazione, che saranno riunificate (dalle attuali 5 a 1). Perfino la ricerca non sfugge alla cura dimagrante: gli oltre venti enti che svolgono funzioni simili verranno aggregati, dando vita a centri di eccellenza. gli strumenti del text mining dicono che la provenienza geografica è equilibrata (42% dal Nord, 30% dal Centro, 28% da Sud e isole) e che a spedirli sono soprattutto uomini (73%). Tra gli argomenti i più gettonati sono: la modifica della mobilità, l’abrogazione dell’istituto del trattenimento in servizio, la riduzione del monte ore di permessi sindacali, l’introduzione dell’esonero dal servizio, la possibilità di licenziare il dirigente senza incarico

Il Sole 24 Ore – 26 maggio 2014 

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