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Sessanta giorni per i tagli. E’ partita in Regione la maratona per ridurre le Usl e fare schede ospedaliere

1a1a1_11mantoan--190x130Da ieri è partito il conto alla rovescia. Sessanta giorni di tempo per fare le schede e presentarle alla giunta. Diciamo che sono un po’ troppo pochi per pensare che i tecnici non le abbiamo già messe nero su bianco e che la politica non abbia già iniziato a “mercanteggiare” una chiusura in meno. E poi 90 giorni perchè la V. Commissione esprima il parere. I prossimi sei mesi per la sanità veneta saranno di fuoco: schede ospedaliere, schede territoriali e nuovi direttori generali, passando per uno scoglio di non poco conto è la riduzione del numero delle Asl. E tutto dovrà girare attorno a quelli che il segretario generale Domenico Mantoan chiama “numeri magici”: 3 posti letto per acuti ogni mille abitanti, 0,5 letti per la riabilitazione e 1,2 per strutture intermedie.

E non sono solo numeri, è infatti per rispettare queste cifre che qualche ospedale dovrà modificare la propria vocazione, trasformandosi in un’altra struttura, più efficiente. Da oggi la politica torna al lavoro (capigruppo in pista per le linee di indirizzo), anche se la partita ora è tutta in mano ai tecnici, per tornare di nuovo appannaggio della politica nella parte finale. Che scenario si dovrebbe prospettare?

Sicuramente meno Asl. Il presidente Luca Zaia sono mesi che lo ribadisce, auspicando che la manovra dimagrante trovi consenso.

Quante? Non saranno le 7 capoluogo auspicate, del resto era comprensibilmente improbbile che si potesse tagliare bruscamente. Ci sono poi le aree svantaggiate, vedi la montagna, che vanno protette. Il quadro quindi potrebbe essere: due Asl per le province di Verona, Vicenza, Treviso, Venezia, Rovigo e Belluno e probabilmente 3 per Padova. Oltre alle aziende ospedaliere e allo Iov. Per poter fare questa manovra la Giunta deve prima fare una proposta di legge per la modifica dei confini, proposta che poi dovrà passare per la V. Commissione e successivamente in Consiglio. Necessari entro 60 giorni poi i pareri obbligatori, ma non vincolanti, dei Comuni interessati.

C’è poi la completa revisione della rete ospedaliera. Qualche struttura in più c’è (Veronese, Rodigino, Veneziano, Vicentino). Ma si deve anche tenere conto degli investimenti immobiliari che sono stati fatti in questi ultimi anni.

Este, a breve, avrà un nuovo efficientissimo ospedale, ad esempio, nell’Alto Vicentino è già partito l’ospedale di Santorso, idem Chioggia e a Adria negli ultimi 5 anni sono stati spesi 16 milioni di euro per adeguamenti. Da non dimenticare i soldi per il nuovo polo di Padova che nei prossimi anni si mangerà buona parte delle risorse destinate all’edilizia. E mentre i tecnici lavorano, la politica già da oggi inizia a mettere nero su bianco le proposte legate proprio alle schede territoriali e ospedaliere.

«In Veneto mancano almeno due Trauma Center posizionati in un’area strategica spiega Dario Bond, capogruppo Pdl in Consiglio che sta predisponendo le proposte Non sono previsti nel Piano, ma nelle schede si possono mettere». Altra questione di non poco conto, la “fuga” verso altre regioni. «Le schede dovranno lavorare per bloccare le uscite – continua Bond – Ad esempio è necessario un piano B per la “riabilitazione cardiologica”.

E assurdo ad esempio che Arco di Trento ogni anno si prenda dal Veneto 7 milioni per i pazienti in fuga. Non ultimo, le schede dovranno tenere conto anche di studiare una “rete oncologica specializzata”, per dare risposte più mirate ai pazienti».

Settimana di riunioni per preparare le schede: il Pdl in conclave nel Rodigino. La “querelle” sull’emendamento-Coletto

La maggioranza affila i coltelli. Ognuno a casa sua con il medesimo obiettivo: quelle temibilissime schede senza le quali il Piano socio sanitario resterebbe lettera morta. Il Pdl si riunisce davanti ad un piatto di spaghetti in casa del consigliere Mauro Mainardi nel Rodigino. Ufficialmente per i consiglieri regionali si tratta di un appuntamento conviviale, ma in realtà il tema forte della serata è la sanità e le prossime scadenze e i rapporti all’interno della maggioranza.
Pdl e Lega si vedono impegnati a buttare sul tavolo una proposta entro i prossimi 60 giorni, da consegnare successivamente alla V. Commissione. Una proposta che vede la maggioranza porsi con diverse sfumature. E il tema forte resta la riduzione delle Asl che la Lega sostiene con determinazione e che il Pdl mostra di gradire un po’ meno. «La diminuzione delle Asl non si fa in sei mesi a meno che non si voglia far pagare ai cittadini una scelta che cerca più il clamore che la sostanza. – sottolinea Leonardo Padrin (Pdl) presidente della V. Commissione sanità del Consiglio regionale del Veneto – Va eliminato qualsiasi disagio a carico dei cittadini: la politica non può svegliarsi all’ultimo momento e pensare di fare la rivoluzione».
E rispunta pure la questione, mai digerita dei tre emendamenti-Coletto e dei successivi pareri del Ministero che il Pdl non ha apprezzato e sui quali, a quanto sembra, ha intenzione di andare a fondo. Erano pareri ufficiali o note personali per l’assessore? E soprattutto, dove è finito questo parere visto che non si trova? É questo il quesito che serpeggia. Ed è su questo aspetto, considerato neppure tanto formale, che rischia di accendersi l’ennesima miccia, sempre che il minacciato ricorso finisca nel dimenticatoio. Insomma sotto la cenere del “portiamo a casa il risultato” qualche scaramuccia ancora esiste.
Ed è quello che preoccupa l’opposizione che già ha considerato il Piano estremamente fragile e che pure in questa settimana sta organizzando riunioni col gruppo consiliare. «Temiamo che non ci sia una assunzione di responsabilità – sottolinea Claudio Sinigaglia (Pd), controrelatore del Piano. Il problema vero ora sarà quello di trovare l’accordo per riconvertire qualche ospedale, creare nel territorio strutture intermedie. Hanno scelto la via che sembra più rivoluzionaria, ma alla fine costrigerà la Regione a lasciare tutto come sta. O l’assessore riesce a prendere in mano le fila e governare i processi, altrimenti vedo le schede vuote».

Il Gazzettino – 25-26 giugno 2012

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