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Sanità, il Veneto guida la rivolta anti-tagli. Alla Conferenza delle Regioni molti governatori convergono sulla linea Zaia

zaia colettoDi Filippo Tosatto. Parole grosse alla Conferenza romana dei presidenti delle Regioni, convocata per discutere la Legge di stabilità di Renzi su richiesta del governatore Luca Zaia. Che ha messo subito i piedi sul piatto: «Niente costi standard ne in sanità ne in altri settori, politica dei tagli selvaggi confermatissima, da questo Governo non c’era da aspettarsi altro. Vogliono tagliare il 36% della spesa regionale senza preoccuparsi di eliminare gli sprechi veri, quelli dei ministeri, limitati a una limatura del 12-13%. Così ci costringeranno a dire ai cittadini che se vogliono curarsi sarà meglio che si assicurino. Ma il Veneto non ci sta a rimettere le mani nelle tasche della gente. Siamo gli unici a non aver imposto l’addizionale regionale Irpef e non lo faremo mai». Toni perentori conclusi da un avvertimento: «Se questa riunione non assumerà iniziative adeguate, la nostra Regione uscirà dalla Conferenza, è inutile partecipare a rituali inconcludenti. Noi restiamo sulle barricate».

Nervi tesi ma anche mormorii di assenso. Tra i presidenti, in larghissima maggioranza di centrosinistra, prende corpo il sospetto che il Governo Renzi intenda riservare loro la “politica del carciofo” già applicata alle Province: tagli massicci con accentramento delle risorse a Roma, riduzione dei poteri legislativi e infine soppressione.

«Non ci sto, noi rappresentiamo la volontà popolare, non siamo nominati dai partiti», le parole del campano Vincenzo De Luca «abbiamo sopportato una massiccia flessione delle risorse, ora basta, i cittadini hanno il diritto a ricevere prestazioni e servizi». Sulla stessa linea il pugliese Emiliano De Luca, il toscano Enrico Rossi e infine, un po’ tutti i partecipanti. Tanto che il presidente Sergio Chiamparino ha chiesto e ottenuto un incontro urgente con il premier: «È indispensabile capire come assorbire i tagli da 2,2 miliardi delle finanziarie Monti, che azzererebbero di fatto i fondi per il trasporto pubblico locale e per la sanità: da 2,35 miliardi il budget crollerebbe a circa 150 milioni. Alla luce di queste cifre, mi sembra che la situazione possa essere risolta soltanto con il buonsenso».

Ne discuteranno martedì. «L’amara verità è che la sanità pubblica sta finendo in ginocchio», riflette l’assessore Luca Coletto al rientro a Venezia «aldilà di chiacchiere e promesse, la realtà è una mannaia di 2,3 miliardi già quest’anno, ai quali si aggiungerà un 2016 da paura. Così il Patto nazionale per la salute diventa carta straccia, Renzi e il ministro Lorenzin non hanno mantenuto un impegno che sia uno e di fatto stanno violando il diritto costituzionale alla tutela della salute. A furia di tagliare la spesa per le cure, siamo pericolosamente vicini alla soglia del 6% del Pii indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità sotto la quale inizia a diminuire l’aspettativa di vita delle persone. Vogliono spingere il Paese verso un modello privatistico del welfare, dove il diritto all’assistenza medica è garantito solo ai ricchi. Vergogna».

Il Mattino di Padova – 9 ottobre 2015 

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