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Via libera delle Regioni al Riparto del Fsn 2014. Al Veneto 8,7 miliardi, 200 milioni in più del 2013. Zaia: successo di squadra

conferenza-stato-regione-140403160006 mediumLa Conferenza dei Presidenti ha approvato all’unanimità il riparto del Fondo nazionale che mette sul piatto della sanità più di 107 miliardi di euro. Con 8 miliardi 696 milioni di euro, 200 milioni in più rispetto al 2013, il Veneto ha centrato l’obiettivo “che ci eravamo prefissi” ha commentato l’assessore alla Sanità Luca Coletto. Per il presidente Sergio Chiamparino: “Un punto di partenza per la prosecuzione del confronto con il governo”. “Un importante accordo con l’intesa di tutti” ha detto il vicepresidente Stefano Caldoro. La Tabella di Riparto. “Grazie ad un lavoro molto faticoso che ha impegnato gli assessori fino a tarda notte è stato chiuso il riparto del Fondo sanitario nazionale 2014. Credo sia la prima volta che le Regioni lo approvano senza l’iniziativa del Governo. Un segno di crescita e un punto di partenza per la prosecuzione del confronto”.

Così Sergio Chiamparino, presidente delle Regioni, al termine della Conferenza di oggi, la prima presieduta come nuovo timoniere della Regioni, ha annunciato l’approvazione all’unanimità del Fsn, in totale 107,2 miliardi di euro per la sanità.

“È stata una prova di grande equilibrio – ha sottolineato Chiamparino – Regioni come il Lazio che potevano avere ragioni per puntare di più i piedi, o come la Liguria che vedeva ridotta la quota di accesso o come la Calabria hanno dato una mano significativa per arrivare alla chiusura dell’accordo. C’è stato un clima simmetrico

“Nonostante l’apprezzabile incremento del Fondo – ha aggiunto Stefano Caldoro, vicepresidente della Conferenza della Regioni – non dimentichiamo che le Regioni si trovano comunque difronte a difficoltà oggettive, pensiamo a quelle in Piano di rientro. Ma siamo riusciti a trovare l’intesa. È la prima volta che siamo riusciti a predisporre un accordo da presentare al Governo”.

Quali i parametri adottati? Oltre al criterio base della popolazione pesata è stato considerato l’incremento della popolazione, il riequilibrio e riallineamento alla media pro capite per accorciare gli eventuali gap regionali e l’aumento dei costi su beni calcolati su base Istat. e infine quello della premialità.

Ma quando andrà alle Regioni?

Sul piatto ci sono in totale 107,185 mld di euro, comprensivi della quota indistinta e delle risorse premiali. Ma a questa somma le Regioni hanno aggiunto, nel prospetto di riparto che sarà presentato al ministero della salute, 79,5 milioni da reperire nell’ambito delle risorse vincolate per un totale di 107,265 mld.

E così alla Lombardia andranno circa 17,555 mln, al Lazio 10,151 mln e poco meno alla Campania (10,128 mln). Per la sanità del Piemonte ci sono 7,9 mln, al Veneto andranno circa  8,7 mln e all’Emilia Romagna 7,9 mln. Alla Toscana 6,7 mln. Sono 8,8 i milioni di euro per la Sicilia.

 “Nel calcolo del riparto del fondo sanità 2014 è stato riconosciuto alla Regione Lazio un aumento di 400 milioni di euro. Tutto ciò rappresenta per la Regione una svolta storica che consente di intravedere l’uscita dal commissariamento e quindi un cambio radicale per le politiche regionali della sanità” ha affermato il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. “Oggi è stato fatto un ottimo lavoro perché è stato trovato un buon punto di equilibrio – ha affermato Zingaretti – e quindi siamo contenti perché è stato riconosciuto il valore delle nostre considerazioni relative all’aumento della popolazione”.

 “Il riparto è stato condiviso da tutti – ha aggiunto Catiuscia Marini, presidente della Regione Umbria – e l’incremento previsto consentirà un miglioramento dei servizi resi ai cittadini”. L’ammontare complessivo del Fondo per l’Umbria è pari a circa 1 miliardo 630 milioni di euro, con un incremento di 36 milioni di euro rispetto al 2013. “Si tratta – ha sottolineato Marini –  di risorse importanti che intendiamo utilizzare per rafforzare e potenziare l’offerta della rete dei servizi socio sanitari rivolti ai cittadini e, in parte, per sostenere il Piano straordinario per l’abbattimento delle liste d’attesa. L’Umbria conferma la qualità del suo servizio sanitario e la sua capacità di governance”

“Un risultato apprezzabile per la Puglia, tenendo conto anche delle attuali condizioni di criticità del sistema Paese” è quanto ha dichiarato l’assessore alla sanità Donato Pentassuglia

“Il Fondo Sanitario Regionale per l’anno 2014 – ha detto Pentassuglia – fa registrare un incremento di circa 180 milioni di euro rispetto al 2013. Ciò consente di garantire in sicurezza il piano assunzionale previsto dal Piano Operativo concordato con i Ministeri della Salute e dell’Economia”.

 “Con il riparto 2014 della Sanità la Liguria recupera 54 milioni di euro rispetto al 2013, per un ammontare complessivo di 3 miliardi e 35 milioni assegnati alla regione”. Ha spiegato il vicepresidente e assessore regionale alla salute Claudio Montaldo al termine della riunione della Conferenza delle Regioni. “Un aumento significativo che non ci consente, però, di fare i salti di gioia perché’ comunque la nostra quota di fondo nazionale passa da 2,85 a 2,83 per cento a causa di una minore crescita di popolazione, rispetto ad altre regioni” ha aggiunto Montaldo.

“Naturalmente pesa sulla Liguria, per una corretta valutazione del fabbisogno, il fatto che anno dopo anno si sta riducendo la pesatura effettiva della popolazione anziana, e per noi questa è una penalizzazione”. Per l’assessore ligure adesso “bisogna proseguire nella gestione di rigore e di innovazione verso servizi più appropriati e capaci insieme di dare le risposte di cui in cittadini hanno bisogno a costi più competitivi. Sono i compiti che avranno le Asl e le aziende ospedaliere a partire dalle prossime settimane per mettere in atto un rilancio di una programmazione regionale che agisca ancora soprattutto sui costi non assistenziali. E sono fiducioso che nel 2014 si possa portare i conti in equilibrio senza alterare il livello di tassazione in atto”.

Con 8 miliardi 696 milioni di euro, 200 milioni in più rispetto all’anno scorso “Abbiamo centrato l’obiettivo che ci eravamo prefissi” ha commentato l’assessore alla Sanità del Veneto Luca Coletto. Il quale ha aggiunto che l’obiettivo “era quello di rendere sostenibile finanziariamente la nostra nuova programmazione, sia per quanto riguarda gli investimenti sia, per esempio, per finanziare le riforme avviate con il nuovo Piano Sociosanitario. Con i tempi che corrono possiamo dire di aver vinto una battaglia vitale per il futuro della nostra sanità. E non è solo una questione di soldi perché nell’approvazione, avvenuta sempre oggi del regolamento ospedaliero proposto fin dal 2012, ci sono obiettivi organizzativi a cui il Veneto lavora da due anni, che per noi, a differenza di molti altri, sono già raggiunti, come il 3,7 per mille nel rapporto posti letto ospedalieri/cittadini assistiti e il tasso di ospedalizzazione al 160 per mille nazionale quando noi siamo già attorno al 140 per mille”

Al Veneto 200 milioni in più del 2013. Coletto: «Mantenuti tutti i servizi senza Irpef». Zaia: «Successo di squadra»

VENEZIA — Porta a casa 200 milioni di euro in più rispetto all’anno scorso, la sanità veneta, che dal riparto del Fondo nazionale approvato ieri a Roma in Conferenza dei presidenti delle Regioni riceve 8 miliardi e 696 milioni. Ora la giunta Zaia ritoccherà il riparto tra le 24 aziende sanitarie venete deliberato lo scorso 8 luglio su una cifra «prudente» di 8 miliardi e 390 milioni. «Ci siamo tenuti più bassi visti i tagli statali che imperversano — spiega Luca Coletto, assessore alla Sanità — motivo in più per ritenere un successo l’importo finale destinato al Veneto. Anche perchè il Sud ha scatenato la guerra atomica per ottenere la maggioranza delle risorse, insistendo sul criterio della deprivazione (povertà, ndr). Però bocciato: la distribuzione dei soldi per la sanità si deve a una piattaforma economica che può considerarsi transitoria in attesa dei costi standard, alla base del riparto 2015. Noi possiamo ritenerci soddisfatti, anche perchè in un anno il Veneto ha alzato da sotto a sopra la media nazionale la quota procapite di fondi di settore, ora salita a 1764 euro, contro i 1750 di prima. E’ andata bene».

Centrato dunque l’obiettivo di rendere finanziabile la programmazione regionale: i 200 milioni in più serviranno ad attutire l’aumento naturale della spesa sanitaria (+4% l’anno), a mantenere i Livelli sanitari di assistenza (Lea) senza tagliare alcun servizio e a continuare ad erogare pure gli «extra Lea», ovvero un pacchetto di prestazioni a pagamento nel resto d’Italia ma soggette a ticket per i veneti. «Inoltre dedicheremo più attenzione a bambini, anziani, alle malattie croniche e a quelle in aumento», chiude Coletto. «Grazie al lavoro di squadra abbiamo ottenuto un successo straordinario — aggiunge il governatore Luca Zaia — e poi dal prossimo riparto si applicheranno i criteri dei fabbisogni e dei costi standard, da anni cavallo di battaglia del Veneto. Che così vedrà riconosciute la qualità e la virtuosità gestionale del proprio sistema sanitario».

Ma c’è ancora una carenza da colmare, sottolinea Antonino Pipitone, consigliere regionale dell’Idv e primo firmatario di una mozione approvata all’unanimità il 6 marzo 2012 dall’assemblea di Palazzo Ferro Fini per cancellare il «ticket multiplo». Succede quando i 10 euro di ticket per la specialistica, che già si sommano all’imposta di base di 36,24 euro, vengono moltiplicati per esempio se gli esami del sangue prescritti sono più di uno. «La mozione invita la giunta ad individuare un’esenzione che permetta di pagare un solo ticket sulla specialistica nel caso di un unico accertamento diagnostico, anche in presenza di più impegnative — illustra Pipitone —. Ma finora è rimasta inapplicata. E’ un’inaccettabile vessazione, che tra l’altro spinge la gente a rivolgersi ai centri privati, dove alcuni esami costano meno senza impegnativa. Zaia e Coletto rispettino gli impegni presi».

Sanità, il governo ci assegna 8,7 miliardi

Non è stato agevole ma alla fine arriveranno 8 miliardi e 696 milioni di euro, 200 milioni in più rispetto all’anno scorso: a tanto ammonta per il Veneto il riparto del Fondo sanitario nazionale 2014 (in totale 107 miliardi) approvato con voto unanime dalla Conferenza dei presidenti delle Regioni riuniti a Roma, dov’era presente l’assessore alla Sanità Luca Coletto, in costante contatto con il governatore Luca Zaia, trattenuto a Venezia dall’emergenza Refrontolo. «Con un grande lavoro di squadra», sottolinea quest’ultimo «abbiamo ottenuto un successo straordinario, soprattutto se consideriamo che si trattava di un riparto di transizione e che il prossimo si farà sulla base dei nuovi criteri e costi standard. Oggi comunque, è anche definitivamente affondato il criterio della deprivazione, ingiusto ed iniquo perché basato sul reddito generale e non sui bisogni di salute»; «Anche grazie a questa vittoria», conclude «possiamo continuare a non mettere le mani in tasca ai veneti, senza necessità di addizionali Irpef regionali o balzelli vari. Questi li lasciamo volentieri a chi deve coprire buchi o comunque usare la leva fiscale locale per farcela». «Abbiamo centrato l’obiettivo che ci eravamo prefissi», aggiunge Coletto «che era quello di rendere sostenibile finanziariamente la nostra nuova programmazione, sia per quanto riguarda gli investimenti sia, per esempio, per finanziare le riforme avviate con il nuovo Piano socio-sanitario. Con i tempi che corrono, possiamo dire di aver vinto una battaglia vitale per il futuro della nostra sanità». Aldilà dei commenti, i numeri dicono che nella classifica nazionale il primato delle risorse spetta alla Lombardia con 17,5 miliardi, seguita da Lazio (10,15), Campania (10,12), Sicilia (8,8 miliardi) e Veneto. La spartizione dei fondi rispecchia sostanzialmente un criterio demografico e non tiene conto del parametro dell’indigenza della popolazione, a lungo e invano caldeggiato dalle regioni del Sud. Un altro aspetto rilevante, ai fini della riduzione dei costi, è costituito dell’approvazione del regolamento ospedaliero: prevede obiettivi organizzativi – come il 3,7 per mille nel rapporto posti letto ospedalieri/cittadini assistiti e il tasso di ospedalizzazione al 160 per mille nazionale – che nel circuito ospedaliero del Veneto sono già stati raggiunti e in alcuni casi largamente migliorati.

Qs, Corriere del Veneto, Il Mattino di Padova – 6 agosto 2014 

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