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West Nile, c’è un nuovo ceppo: a Padova si studia il vaccino. In Veneto 17 contagiati. A Modena il secondo decesso

laboratorio unive 4--401x175Finora in Veneto si contano 17 infetti: 6 con conseguenze neuroinvasive, 7 con febbre, 4 donatori di sangue asintomatici. Ulteriori 2 sono da confermare. Grave la situazione anche in Emilia Romagna dove a Modena si sarebbe registrato un secondo decesso per West Nile (un 74enne di Vignola)dopo quello della 82enne di Reggio. Qui in totale i  contagiati sono 13  tra Modena, Reggio Emilia e Ferrara.  Intanto da Padova arriva la notizia che l’equipe del professor Giorgio Palù, direttore del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università, ha isolato un nuovo ceppo del virus del Nilo Occidentale. Il Laboratorio di Riferimento Regionale per le infezioni emergenti ha confermato nel 2013 sei casi di infezione neuroinvasiva da Wnv e sette casi di febbre West Nile nelle province di Rovigo, Padova e Verona.

In 9 di questi casi è stato possibile dimostrare che l’infezione era causata da un Wnv appartenente ad un secondo «lineage», diverso da tutti quelli riscontrati fino ad ora e isolato proprio nel corso di questi casi. L’equipe ha inoltre dimostrato inoltre che i ceppi di Wnv che circolavano negli anni precedenti in Veneto non sono scomparsi. In un donatore di sangue sottoposto a screening è stata infatti dimostrato l’infezione da parte di un Wnv lineage 1, identico a quello responsabile dei casi registrato in provincia di Venezia e Treviso nel 2012. Si tratta di un virus che nel 80 per cento dei casi è asintomatico ma che nell’1 per cento dei casi può dare encefalite (in pazienti anziani e immunodepressi).

Vaccino allo studio a Padova. Gli esperti rassicurano: «Il virus è pericoloso nell’1% dei casi»

Per i cavalli c’è già, ma ora il laboratorio di Medicina molecolare di Padova, centro di riferimento regionale, sta studiando un vaccino contro il West Nile anche per l’uomo. In collaborazione con altri centri europei, il team di ricercatori diretto dal professor Giorgio Palù partecipa a un progetto finanziato dalla Ue sulla virulenza e sui meccanismi di patogenicità dei ceppi circolanti nel vecchio continente, al fine di sviluppare un vaccino e farmaci antivirali mirati. Nel frattempo l’équipe veneta ha isolato nel primo soggetto contagiato quest’anno, un rodigino, un nuovo ceppo virale, diverso da quelli finora identificati in Italia e tutti di «lignaggio» 1: questo è di lignaggio 2. «Significa che presenta mutazioni diverse dalle altre riscontrate a partire dal 2008, anno di comparsa dell’infezione in Italia, ed esattamente nel Polesine — spiega il professor Palù —. Stiamo verificando se tali mutazioni possano avere implicazioni sulla patogenicità del virus, imparentato con quello dell’epatite C ma che per il momento non risulta più aggressivo».

Finora i veneti contagiati, attraverso punture di zanzara, sono 17, residenti nelle province di Rovigo, Padova, Venezia e Verona. Sei, di età compresa tra 71 e 88 anni e con basse difese immunitarie, hanno contratto la versione più pesante della malattia, che comporta conseguenze neurologiche. In altri sette (25/71 anni) è comparsa solo la febbre, mentre quattro donatori di sangue, pur infettati, sono asintomatici. Ulteriori due casi, infine, aspettano la conferma definitiva. Tra gli episodi più gravi l’ultimo riguarda una 84enne di Monselice con encefalite, ricoverata nei giorni scorsi nel reparto di Rianimazione dell’Azienda ospedaliera di Padova e adesso trasferita in Malattie infettive, in prognosi riservata.

«Una cautela, quest’ultima, legata all’età — precisa il direttore sanitario Gianluigi Scannapieco — però l’andamento clinico è positivo, anche grazie ad una diagnosi molto rapida. Per l’azienda è il primo caso di West Nile, un virus che fa paura ma che non comporta reali situazioni di pericolo, se non in persone già gravate da un quadro clinico compromesso per altri motivi e quindi immunodepresse». «E’ importante non creare allarmismo — conferma Palù — il virus è poco patogeno, nell’80% dei soggetti infettati non scatena alcuna sintomatologia. Nel 19% induce invece febbre, nausea, mal di testa, e solo nell’1% scatena un processo neuroinvasivo». Che può portare a meningite, encefalite e paralisi, fino a diventare letale. Dal 2009 al 2012 si sono registrati cinque decessi nella nostra regione, la prima d’Italia colpita dal virus nel 2008 (con Rovigo), l’unica nel 2010, la più bersagliata nel 2011 (a Venezia, Treviso e Belluno) e quella con il maggior numero di infettati nel 2012: 38: 21 soggetti con malattia neuroinvasiva e 17 con febbre. Due anni fa il laboratorio di Padova, forte di un team composto da virologi, chimici e bioinformatici, ha sequenziato il genoma del West Nile, definendo i ceppi Po, Piave e Livenza.

«Per tre anni il virus è rimasto uguale in Veneto, quindi significa che sopravvive anche in inverno, nelle larve delle zanzare, d’estate vettori del West Nile, portato in Europa dagli uccelli migratori — chiarisce Palù — i suoi ospiti finali sono l’uomo e il cavallo. Però non esiste contagio uomo-uomo o uomo-cavallo, è sempre e solo la zanzara Culex a trasmettere l’infezione, da noi scoperta anche nelle urine, dove rimane per mesi e in concentrazioni più elevate. L’unica arma è la disinfestazione dalle zanzare: dove non si è fatta, ovvero a Rovigo, è ricomparso». Su sollecitazione dello stesso Palù, direttore del Dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova, la Regione dal primo luglio al 30 novembre eseguirà uno screening su tutti i donatori di sangue di Rovigo, Padova, Verona, Venezia e Treviso (a Vicenza e Belluno non ci sono contagi) e poi su quelli d’organo. «Abbiamo l’obbligo di garantire donazioni sicure — dice l’assessore alla Sanità, Luca Coletto — anche perchè riforniamo altre cinque regioni. Prosegue poi la disinfestazione straordinaria, dopo quella già fatta a primavera, ma è importante non creare allarmismo ingiustificato. Non siamo in presenza di un’epidemia».(Corriere Veneto)

Emilia Romagna. Febbre del Nilo, morto anche un settantenne. Si attendono gli ultimi esami di conferma

La Regione: “L’uomo aveva altre patologie, ma nel sangue ci sarebbe traccia di anticorpi”. Ma l’Ausl frena: “Aspettiamo l’ultimo esame”. Dopo Reggio anche a Modena si sarebbe registrato un decesso per ‘West Nile’, la malattia neuroinvasiva che nelle province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara ha complessivamente contagiato 13 persone. A diffondere la notizia è stato il sito Saluter.it, portale del servizio sanitario regionale dove viene costantemente aggiornato l’evolversi della situazione legata al virus, la febbre del Nilo.

Dal pomeriggio di ieri i morti sono passati da uno (una signora di Poviglio di 82 anni il cui decesso è stato reso pubblico martedì) a due. Il secondo è appunto un uomo di 74 anni, nato e residente nella zona di Vignola, ricoverato da un mese tra Baggiovara e il Policlinico, in gravi condizioni di salute per altri tipi di malattie. Il decesso del 74enne per l’Ausl di Modena non è ancora ufficialmente e definitivamente collegato alla West Nile.

La conferma manca per due motivi: il primo sta nel fatto che due esami eseguiti sull’anziano hanno escluso possa essersi trattato di una morte causata dalla malattia portata dalla zanzara, il secondo ci rimanda a un successivo esame, determinante per chiarire la situazione in tutto e per tutto in base a quanto sostiene l’Ausl modenese. L’esito di questo ultimo accertamento potrebbe arrivare già nei prossimi giorni. Il decesso dell’anziano diventerebbe il quinto caso di infezione nella nostra provincia, da quando è scattata ‘l’allerta’.

L’Ausl smentisce qualsiasi altro numero, come ad esempio le voci provenienti dalla Bassa che parlano di decine di episodi. Sono solo voci che nessuno conferma. Per quel che riguarda le cause e la sintomatologia della West Nile, tutte le informazioni in merito si possono reperire proprio sul sito internet www.saluter.it. I portatori della malattia sono gli uccelli e le zanzare, le cui punture sono il principale mezzo di trasmissione all’uomo. La gran parte delle persone infette non mostra alcun sintomo, il 20% ne ha alcuni leggeri: febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, manifestazioni cutanee (febbre di West Nile).

Questi sintomi possono durare pochi giorni, in rari casi qualche settimana e possono variare molto a seconda dell’età della persona. I sintomi più gravi (malattia neuro invasiva di West Nile) si presentano in media in meno dell’1% delle persone infette (1 persona su 150) e, spiega sempre la Regione, comprendono febbre alta, forti cefalee, debolezza muscolare e problemi neurologici. Nei casi più gravi (circa 1 su mille) il virus può causare un’encefalite letale o esiti permanenti. La forma grave della malattia interessa principalmente le persone anziane o con ridotta efficienza del sistema immunitario. (Il Resto del Carlino)

E allarme zanzare. Codacons: per risparmiare non si disinfesta più

L’associazione di consumatori: “Si rischia il ritorno di malattie già debellate o l’arrivo di nuove patologie”. Barbati (Idv): “Diciannove casi in cinque anni, prevenire è meglio che curare”

Il Codacons in una nota denuncia come “insufficienti” le misure finora adottate. ”Il vero problema è che, in assenza di un serio controllo da parte delle regioni, i comuni e le Asl, per risparmiare soldi, hanno smesso di contrastare la proliferazioni delle zanzare, come sanno tutti gli italiani che questa estate sono stati tormentati da questi insetti. Le disinfestazioni, infatti, sono fatte ormai in modo saltuario, spesso solo dopo le proteste dei cittadini e, anche i comuni più virtuosi, smettono di disinfestare da fine settembre ad aprile”, attacca l’associazione di consumatori.

Secondo il Codacons, ancora, ”nessuno lo fa più. Inevitabile, quindi, essere punti. Ma il rischio vero, come dimostra il caso” di Reggio Emilia, chiosa la nota, ”è il ritorno di malattie ormai debellate o l’arrivo di patologie che non avevano mai colpito l’Italia. Sono, infatti, decine le pericolose affezioni che questo insetto può  trasmettere: Chikungunya, Dengue, febbre gialla, malaria, innumerevoli encefaliti”.

Anche l’eletta in Regione Emilia Romagna Liana Barbati (Idv) ha timore che il problema sia sottovalutato . ”Riprendendo un vecchio slogan pubblicitario ‘meglio prevenire che curare’. Tra il 2008 e il 2011 i casi registrati in regione di malattia neuro-invasiva da West Nile – aggiunge Barbati – sono stati ben dodici a cui vanno aggiunti i sette casi registrati nel mese di agosto”’. Pertanto, chiosa l’esponente dell’Idv, ”spero che i numerosi tagli effettuati in questi anni alla spesa pubblica non abbiano effettivamente inciso sul contrasto alla proliferazione delle zanzare come denunciato pubblicamente anche dal Codacons”.

a cura di C.Fo – 5 settembre2013  (riproduzione riservata)

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